Il settore elettrico europeo è in piena trasformazione. L’aumento delle rinnovabili non programmabili, la progressiva elettrificazione dei consumi e l’uscita di scena dei vecchi impianti fossili stanno mutando profondamente il sistema. Ma soprattutto stanno sfidando la stabilità e flessibilità di rete. Uno degli strumenti impiegati per contribuire a mantenerne il buon funzionamento è il demand response.

Di cosa si tratta? Della possibilità di adeguare la domanda di energia all’offerta. I programmi di demand response offrono ai consumatori l’opportunità di svolgere un ruolo significativo nel funzionamento della rete elettrica. Durante i periodi di punta e in risposta a segnali di mercato, gli utenti possono infatti mettere a disposizione energia autoprodotta o ridurre i propri consumi, in cambio di una remunerazione o altre forme di incentivi finanziari.

Oggi in Italia i servizi di Demand Response consentono agli utenti commerciali e industriali, attraverso le Unità Virtuali Abilitate Miste (UVAM), di dare una mano alla regolazione elettrica partecipando al mercato dei servizi di dispacciamento (MSD). Tre anni fa Terna ha aperto per la prima volta l’MSD a progetti pilota che includessero nuovi soggetti e nuove risorse. Parliamo di impianti di piccola taglia e con una produzione non programmabile, carichi e sistemi di accumulo. 

Attualmente, le Unità Virtuali Abilitate Miste (UVAM) rappresentano la forma di aggregazione di riferimento in Italia. Si tratta di aggregati su base geografica di uno o più consumatori e/o piccoli impianti di generazione (accumulo compreso), gestiti da un unico soggetto chiamato BSP, Balance Service Provider. In questo caso gli utenti possono fornire flessibilità attraverso una modulazione dei consumi o della produzione.

In cambio delle risorse offerte al mercato, l’UVAM riceve oltre all’ordinaria remunerazione legata all’energia attivata (€/MWh) e derivata dalla movimentazione sul MSD, anche un premio fisso (espresso in €/MW/anno) direttamente proporzionale alla risorsa (capacità) resa disponibile, e aggiudicato tramite asta.

Ovviamente le UVAM devono rispondere a precisi requisiti tecnici, come vantare una potenza massima di controllo pari a 1 MW e aver la capacità di sostenere la modulazione per 2 ore consecutive. E devono poter modulare in riduzione il prelievo (o incremento di immissione) entro 15 minuti dalla ricezione dell’ordine di dispacciamento di Terna.

FONTE: https://www.rinnovabili.it/energia/infrastrutture/demand-response/